Il Periodico della Società Storica Comense (a. LXVII, 2011-2022) contiene:
1. Stefania Duvia, Da Como al Nord Europa (e ritorno): la famiglia di Bartolomeo Ghioldi fu Cristoforo, mercante di lana e conte palatino nel XV secolo, pp. 7-21
L’autrice illustra le vicende del mercante Bartolomeo Ghioldi tra Como e i centri commerciali dell’Inghilterra e delle Fiandre, dove risiedette per oltre due decenni dedicandosi al commercio di lane inglesi. I successi economici gli fruttarono nel 1416 la qualifica di conte palatino, cosa che gli dava il diritto, tra l’altro, di battere moneta, creare notai e giudici ordinari, legittimare figli naturali. Tali prerogative furono confermate nel corso del Quattrocento dai duchi di Milano. Bartolomeo fu anche membro del Consiglio generale di Como e, soprattutto dopo il suo rientro in città, ebbe un ruolo economico e anche politico di un certo spessore, che toccò anche ai suoi eredi.
2. Mario Mascetti, Il codice del Libro d’Ore Manfredi e fra David Borsieri. quale rapporto?, pp. 23-30
Il contributo è dedicato all’individuazione dell’autore di un Libro d’Ore acquisito da Gianfranco Manfredi e recentemente presentato nel volume Pregare in piccolo, a cura di Franco Minonzio. L’autore concentra la sua ricerca sulla figura di fra Giovanni David Borsieri, servo di Maria nel convento di S. Gerolamo, probabilmente amanuense e miniatore attorno alla metà del Quattrocento, ipotizzato come possibile realizzatore dell’opera.
3. Giancarlo Galli, Verso la bufera? Una parrocchia di Como alla vigilia della crisi secentesca, pp. 31-118
Vengono qui ricostruiti alcuni aspetti strutturali riguardanti la parrocchia di S. Benedetto in Como, oggi scomparsa, all’inizio del Seicento: in primo luogo le caratteristiche della popolazione, quindi la costituzione della ricchezza dei suoi abitanti, fatta di attività commerciali, in particolare nel settore laniero, di speculazione sui dazi e di possedimenti agricoli nel contado comasco. L’utilizzo di fonti inedite come alcuni stati delle anime della parrocchia in questione consente di determinare gli assetti familiari, alcune pratiche matrimoniali, le condizioni abitative, le relazioni interpersonali. Ne esce un quadro complessivo di una città non ancora travolta dalla famosa crisi economica secentesca, né prostrata dalla pestilenza che si sarebbe abbattuta entro pochi anni sulla sua popolazione.
4. Mario Longatti, Documenti inediti dall’Archivio Apostolico Vaticano sulle comunità religiose maschili di Como nell’inchiesta innocenziana sui regolari (1650), pp. 119-162
L’autore presenta una prima rassegna delle Relationes redatte per volontà di Innocenzo X e conservate presso l’Archivio Apostolico Vaticano in funzione dei tentativi di riforma delle comunità religiose maschili nel contesto degli interventi post-tridentini avviati dal papato a inizio Seicento. Tra gli obiettivi c’era la razionalizzazione della presenza degli ordini, anche in ragione delle risorse economiche su cui essi potevano fare affidamento. In appendice vengono presentate in originale alcune di queste relazioni, con notizie sulla storia delle fondazioni, sulle presenze dei religiosi e sul patrimonio posseduto.
5. Alberto Rovi, Chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio di Capiago: attribuzione di stucchi al Barberini e di pitture al Gianolo, pp. 163-183
Il saggio è dedicato all’illustrazione della struttura compositiva, dei temi rappresentati e dello stile degli stucchi, attribuiti qui al maestro intelvese Giovanni Battista Barberini (1625-1692), e all’iconografia dei dipinti opera del valtellinese Giacomo Parravicini detto Gianolo (1660-1729). L’analisi dell’autore, i confronti con le altre opere degli artisti e i riferimenti d’archivio consentono di datare i lavori presentati al periodo 1685-1703.
6. Rita Pellegrini, L’altare maggiore settecentesco del duomo di Como e i suoi arredi, pp. 185-236
L’autrice ricostruisce le vicende dell’altare settecentesco su cui vennero officiate le funzioni tra XVIII e XX secolo, con l’illustrazione dei più rilevanti arredi liturgici realizzati per completarne l’ornamento. L’altare tabernacolo, realizzato anche in relazione alle disposizioni fornite da S. Carlo Borromeo per Milano, e di cui non sono noti né l’autore né gli esecutori materiali, è un lavoro romano del terzo decennio del secolo XVIII, costruito utilizzando marmi antichi e pregiati
Le numerose illustrazioni che accompagnano il testo costituiscono una importante documentazione di supporto all’analisi condotta da Pellegrini.
7. Marino Viganò, La “colonna Flammiger”. Senago, Como, Menaggio (26-27 aprile 1945), pp. 237-380
Nel panorama delle pubblicazioni non raramente fantasiose o comunque poco fondate su materiali attendibili intorno alla fine del fascismo e agli ultimi giorni di Mussolini, vicende che hanno, com’è noto, toccato da vicino il territorio comasco, arriva ora questo saggio rigoroso e documentato sulle vicende legate alla colonna tedesca fermata alle porte di Dongo dalle formazioni partigiane il 27 aprile 1945, all’interno della quale si trovavano originariamente anche automezzi italiani con il loro carico di gerarchi e notabili fascisti in fuga, non ultimo lo stesso Mussolini.
L’autore illustra la costituzione della colonna nel Milanese al comando dell’oberleutnant Willy Flammiger, gli accordi per il suo passaggio attraverso il Comasco al fine di raggiungere la madrepatria, il faticoso itinerario prima e dopo Como, sul Lario, le difficili relazioni con gli ultimi rappresentanti del regime fascista in un territorio dove comunque la presenza repubblichina era ancora numerosa e spesso animosa, ma ormai sbandata, priva di indicazioni superiori, volta spesso alla logica del si salvi chi può. Il puntuale riferimento a fonti attendibili fa giustizia delle ricostruzioni estemporanee di tanta pubblicistica e rappresenta un’occasione fondamentale di lettura sul tema.
Coloro che sono interessati a ricevere il numero 2011-2021 possono rivolgersi alla Società mediante email a segreteria@societastoricacomo.it.
