PSSC 2023-2024

Il Periodico della Società Storica Comense 2023-2024 (anno LXVIII) contiene:

1. Simonetta Giudici, La Cavagnola: luogo di sosta, ristoro e devozione fra Lezzeno e Nesso (secoli XV-XIX), pp. 5-128

Il lavoro descrive un sito sul lago di Como, la storia dei suoi proprietari e le sue trasformazioni nel tempo (dal XV al XIX secolo), fin dagli aspetti geografici e storici remoti. Racconta di coloro che si alternano nel possesso del sito: osti, religiosi, mercanti, operatori del credito, grandi famiglie comasche e piccole famiglie di provincia. Descrive la società locale e molte figure minori: maestri di lingua e possessori di libri, prestinai e piccoli commercianti, che si esprimono attraverso eredità contestate, attività politiche patriottiche e perfino riunioni carbonare. Importanti digressioni descrivono noti nuclei familiari comaschi e i loro patrimoni; raccontano la diffusione della cultura attraverso i libri ai tempi della diffusione della stampa a caratteri mobili; trattano alcuni aspetti del credito e dell’istituto familiare. L’abbondanza di fonti notarili originali citate nel testo può essere d’utilità a studi con diverso orientamento.

This work describes a site on Lake Como – a remote place both from a geographical and historic point of view –, the history of its owners and its transformations over the centuries (15th through 19th century). It tells the story of its various owners: innkeepers, clergymen, merchants, credit operators, important families from Como as well as unknown provincial families. It describes the local society and many minorcharacters: language teachers and book owners, bakers and small merchants we get to know through disputed inheritances, patriotic and political activities and even Carbonari gatherings. A series of important digressions describe well-known Como households and their estates, the spread of culture through books thanks to the growth of movable type print, and deal with some facets of credit and of the family institution. The wealth of original notarial sources quoted therein could contribute to further studies in other fields.

2. Mirko MOIZI, Note di scultura e società comasche tra XV e XVI secolo: un regesto documentario per i fratelli Rodari, pp. 129-282

Il contributo è sostanzialmente composto da un regesto documentario riguardante la famiglia di Tommaso, Bernardino, Donato e Giacomo Rodari, scultori originari di Maroggia, un
paesino sul Lago di Lugano. L’analisi dei pagamenti, delle note di spesa e dei vari documenti ha
permesso di chiarire e approfondire alcuni aspetti relativi alla vita e all’attività di questi artisti, che
con il loro operato – ma soprattutto con l’operato di Tommaso e Giacomo – hanno contribuito al
passaggio, nella Como degli anni Ottanta del Quattrocento, da una statuaria ancora tardogotica a
tipologie scultoree più in linea con quanto prodotto nei maggiori centri dello Stato di Milano.
Allo stesso tempo, l’analisi dei documenti ha permesso di gettare maggiore luce anche sulle dinamiche sociali ed economiche che caratterizzavano un importante cantiere come quello per la costruzione della nuova Cattedrale di Como.

This essay is essentially composed of a collection of documents concerning the family of Tommaso, Bernardino, Donato and Giacomo Rodari, who were sculptors born in a small village on Lake Lugano called Maroggia. The analysis of payments, expense notes and various documents made it possible to clarify and investigate some aspects related to the life and activity of these artists, whose works – but especially those of Tommaso and Giacomo – executed in Como in the 1480s helped the transition – in that city – from a still late Gothic statuary to sculptures close to the style visible in the most central areas of the State of Milan. At the same time, the analysis of the documents has also shedlight on the social and economic dynamics that characterized a construction site as important as that for the construction of the new Cathedral of Como.

3. Rita PELLEGRINI, Domenico Codurada, Giovanni Arrigoni e Giuseppe Mancini: tre pittori in alto Lario tra Sei e Settecento, pp. 283-298

Lo studio si occupa di tre pittori vissuti tra Sei e Settecento e operanti, per quanto noto finora, in
territorio altolariano. I primi due parrebbero a oggi sconosciuti alle cronache. I loro nomi sono
emersi dagli archivi parrocchiali. Si tratta di Domenico Codurada, che nel 1669 dipinse una ‘‘Ultima Cena’’ nel presbiterio della chiesa parrocchiale di Vercana, e di Giovanni Arrigoni, che tra il1735 e il 1736 realizzò la pala dell’altare maggiore e altri tre quadri per la chiesa viceparrocchiale
di Germasino. Di entrambi non sono state reperite notizie biografiche. Già noto e` invece il nome
del terzo pittore e cioè Giuseppe Mancini di Dongo, del quale si presenta la prima opera di cui si
sia riscontrata la sua paternità, grazie ai documenti d’archivio. Si tratta di una ‘‘Addolorata’’ della
chiesa viceparrocchiale di Germasino, dipinta nel 1717. Sul Mancini viene proposto un approfondimento biografico.

The study focuses on three painters that lived between the 17th and 18th century and worked, as
far as it is known, in the Alto Lario territory. The first two seem to be unknown to historical
records. Their names emerged from parish archives. They are Domenico Codurada, who in
1669 painted a ‘‘Last Supper’’ in the presbytery of the parish church of Vercana, and Giovanni
Arrigoni, who between 1735 and 1736 created the main altarpiece and three other paintings for
the vice-parish church of Germasino. No biographical information has been found for either of
them. The name of the third painter, however, is already known: Giuseppe Mancini from Dongo,
of whom this article presents the first work that can be certainly identified as his. It is preserved in
the vice-parish church of Germasino and shows Our Lady of Sorrows, painted in 1717. A biographical in-depth study on Mancini is also proposed.

4. Tiziano RAMAGNANO, Il «porto dell’anima». Lettere di Giulio Pinchetti all’amico Niccolò Sardi (1866-1869), pp. 299-344

L’articolo si focalizza sulla sezione dell’epistolario di Giulio Pinchetti avente come unico destinatario l’amico ed eroe garibaldino Niccolò Sardi di Varazze: un carteggio di quaranta epistole scambiate tra il 1866 e il 1869, termometro non solo della poetica e della psicologia del poeta scapigliato comasco, ma di un’intera generazione attraversata dai drammi, dalle speranze e dalle contraddizioni dell’Italia postunitaria. Un diario, un autentico romanzo epistolare a tinte foscoliane in cui la rabbia, l’urgenza e il disincanto di un Ortis reale emergono in tutta la loro fierezza polemica e la loro commovente fragilità.

The article focuses on the section of Giulio Pinchetti’s correspondence addressed exclusively to
his friend and Garibaldian hero Niccolo` Sardi from Varazze: a collection of forty letters exchanged
between 1866 and 1869, serving as a barometer not only of the poetics and psychology of the
‘scapigliato’ poet from Como but also of an entire generation marked by the dramas, hopes,
and contradictions of post-unification Italy. A diary, an authentic epistolary novel with Foscolian
tones, in which the anger, urgency, and disillusionment of a real-life Ortis emerge in all their fierce polemic passion and touching fragility.

5. Rosaria MARCHESI, Gli ultimi littoriali, pp.345-360

Tra il 10 e il 17 maggio 1942 Como ospitò gli ultimi “Littoriali femminili della cultura, arte e
sport”. I quattro convegni e le mostre culturali si tennero nella prestigiosa sede di Villa Olmo, i
concerti furono ospitati all’Istituto “Carducci”, allora Istituto di Cultura fascista, le gare sportive
ebbero varie sedi: alcune palestre cittadine (la Negretti e la Mariani), i campi da tennis di Villa
Olmo e Villa d’Este, il poligono coperto di tiro, il dopolavoro Somalvico e lo stadio Sinigaglia.
Per la città fu un momento di grande fermento ed importanza, viste le personalità politiche e la
grande affluenza di giovani. I giovani uomini erano al fronte e si pensò di dare il massimo spazio
alle ragazze. I Littoriali erano nati negli anni Trenta e, data l’epoca, maschili. Erano, rispetto alla
loro ultima edizione, molto più articolati ed impegnativi anche come organizzazione. A Como tra
le atlete presenti c’era l’astronoma Margherita Hack (1922-2013) che, come l’anno precedente,
vinse nel salto in alto. Nel saggio è contenuta una sua testimonianza inedita. La città si trovò
ad avere una copertura mediatica eccellente su tutti gli organi di stampa dell’epoca, anche se
poi, a riflettori spenti, quando fu il momento di tirare le somme sulle spese, purtroppo il Comune
dovette sopperire a mancati finanziamenti promessi.

Between 10 and 17 May 1942 Como hosted the last “Women’s Littoriali of culture, art and sport”. The four conferences and cultural exhibitions were held in the prestigious venue of Villa Olmo, the concerts were hosted at the “Carducci” Institute, then the Institute of Fascist Culture, the sports competitions had various venues: some city gyms (Negretti and Mariani), the tennis courts of Villa Olmo and Villa d’Este, the covered shooting range, the Somalvico after-work club and the Sinigaglia stadium.
For the city it was a moment of great ferment and importance, given the political personalities and the large turnout of young people. The young people were at the front and it was decided to give maximum space to the girls. The Littoriali were born in the thirties and, given the era, male. They were, compared to their last edition, much more articulated and demanding also as an organization. In Como among the athletes present was the astronomer Margherita Hack (1922-2013) who, like the previous year, won in the high jump. The essay contains an unpublished testimony of his. The city found itself having excellent media coverage on all the press organs of the time, although then, with the spotlights off, when it was time to take stock of the expenses, unfortunately the Municipality had to make up for the lack of funding promised.


6. Necrologio: Franco Minonzio,  In ricordo di T.C. Zimmermann, pp. 363-366

PSSC 2011-2022

Il Periodico della Società Storica Comense (a. LXVII, 2011-2022) contiene:

1. Stefania Duvia, Da Como al Nord Europa (e ritorno): la famiglia di Bartolomeo Ghioldi fu Cristoforo, mercante di lana e conte palatino nel XV secolo, pp. 7-21

L’autrice illustra le vicende del mercante Bartolomeo Ghioldi tra Como e i centri commerciali dell’Inghilterra e delle Fiandre, dove risiedette per oltre due decenni dedicandosi al commercio di lane inglesi. I successi economici gli fruttarono nel 1416 la qualifica di conte palatino, cosa che gli dava il diritto, tra l’altro, di battere moneta, creare notai e giudici ordinari, legittimare figli naturali. Tali prerogative furono confermate nel corso del Quattrocento dai duchi di Milano. Bartolomeo fu anche membro del Consiglio generale di Como e, soprattutto dopo il suo rientro in città, ebbe un ruolo economico e anche politico di un certo spessore, che toccò anche ai suoi eredi.

2. Mario Mascetti, Il codice del Libro d’Ore Manfredi e fra David Borsieri. quale rapporto?, pp. 23-30

Il contributo è dedicato all’individuazione dell’autore di un Libro d’Ore acquisito da Gianfranco Manfredi e recentemente presentato nel volume Pregare in piccolo, a cura di Franco Minonzio. L’autore concentra la sua ricerca sulla figura di fra Giovanni David Borsieri, servo di Maria nel convento di S. Gerolamo, probabilmente amanuense e miniatore attorno alla metà del Quattrocento, ipotizzato come possibile realizzatore dell’opera.

3. Giancarlo Galli, Verso la bufera? Una parrocchia di Como alla vigilia della crisi secentesca, pp. 31-118

Vengono qui ricostruiti alcuni aspetti strutturali riguardanti la parrocchia di S. Benedetto in Como, oggi scomparsa, all’inizio del Seicento: in primo luogo le caratteristiche della popolazione, quindi la costituzione della ricchezza dei suoi abitanti, fatta di attività commerciali, in particolare nel settore laniero, di speculazione sui dazi e di possedimenti agricoli nel contado comasco. L’utilizzo di fonti inedite come alcuni stati delle anime della parrocchia in questione consente di determinare gli assetti familiari, alcune pratiche matrimoniali, le condizioni abitative, le relazioni interpersonali. Ne esce un quadro complessivo di una città non ancora travolta dalla famosa crisi economica secentesca, né prostrata dalla pestilenza che si sarebbe abbattuta entro pochi anni sulla sua popolazione.

4. Mario Longatti, Documenti inediti dall’Archivio Apostolico Vaticano sulle comunità religiose maschili di Como nell’inchiesta innocenziana sui regolari (1650), pp. 119-162

L’autore presenta una prima rassegna delle Relationes redatte per volontà di Innocenzo X e conservate presso l’Archivio Apostolico Vaticano in funzione dei tentativi di riforma delle comunità religiose maschili nel contesto degli interventi post-tridentini avviati dal papato a inizio Seicento. Tra gli obiettivi c’era la razionalizzazione della presenza degli ordini, anche in ragione delle risorse economiche su cui essi potevano fare affidamento. In appendice vengono presentate in originale alcune di queste relazioni, con notizie sulla storia delle fondazioni, sulle presenze dei religiosi e sul patrimonio posseduto.

5. Alberto Rovi, Chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio di Capiago: attribuzione di stucchi al Barberini e di pitture al Gianolo, pp. 163-183

Il saggio è dedicato all’illustrazione della struttura compositiva, dei temi rappresentati e dello stile degli stucchi, attribuiti qui al maestro intelvese Giovanni Battista Barberini (1625-1692), e all’iconografia dei dipinti opera del valtellinese Giacomo Parravicini detto Gianolo (1660-1729). L’analisi dell’autore, i confronti con le altre opere degli artisti e i riferimenti d’archivio consentono di datare i lavori presentati al periodo 1685-1703.

6. Rita Pellegrini, L’altare maggiore settecentesco del duomo di Como e i suoi arredi, pp. 185-236

L’autrice ricostruisce le vicende dell’altare settecentesco su cui vennero officiate le funzioni tra XVIII e XX secolo, con l’illustrazione dei più rilevanti arredi liturgici realizzati per completarne l’ornamento. L’altare tabernacolo, realizzato anche in relazione alle disposizioni fornite da S. Carlo Borromeo per Milano, e di cui non sono noti né l’autore né gli esecutori materiali, è un lavoro romano del terzo decennio del secolo XVIII, costruito utilizzando marmi antichi e pregiati

Le numerose illustrazioni che accompagnano il testo costituiscono una importante documentazione di supporto all’analisi condotta da Pellegrini.

7. Marino Viganò, La “colonna Flammiger”. Senago, Como, Menaggio (26-27 aprile 1945), pp. 237-380

Nel panorama delle pubblicazioni non raramente fantasiose o comunque poco fondate su materiali attendibili  intorno alla fine del fascismo e agli ultimi giorni di Mussolini, vicende che hanno, com’è noto, toccato da vicino il territorio comasco, arriva ora questo saggio rigoroso e documentato sulle vicende legate alla colonna tedesca fermata alle porte di Dongo dalle formazioni partigiane il 27 aprile 1945, all’interno della quale si trovavano originariamente anche automezzi italiani con il loro carico di gerarchi e notabili fascisti in fuga, non ultimo lo stesso Mussolini.

L’autore illustra la costituzione della colonna nel Milanese al comando dell’oberleutnant Willy Flammiger, gli accordi per il suo passaggio attraverso il Comasco al fine di raggiungere la madrepatria, il faticoso itinerario prima e dopo Como, sul Lario, le difficili relazioni con gli ultimi rappresentanti del regime fascista in un territorio dove comunque la presenza repubblichina era ancora numerosa e spesso animosa, ma ormai sbandata, priva di indicazioni superiori, volta spesso alla logica del si salvi chi può. Il puntuale riferimento a fonti attendibili fa giustizia delle ricostruzioni estemporanee di tanta pubblicistica e rappresenta un’occasione fondamentale di lettura sul tema.

Coloro che sono interessati a ricevere il numero 2011-2021 possono rivolgersi alla Società mediante email a segreteria@societastoricacomo.it.