Al patrimonio della Società Storica Comense sono aggregati tre importanti nuclei documentari.
Il primo di essi è costituito dal Fondo Aliati, donato alla Società nel 1949 per lascito del professor Giuliano Aliati, che fu Presidente del Sodalizio, e costituito per la massima parte da uno spezzone, ma di grande rilievo, della parte di archivio proveniente dalla famiglia Giovio De Szeth. Il fondo, composto da libri manoscritti e a stampa e da documenti, è stato inventariato in occasione della mostra e del convegno su Paolo Giovio tenutisi a Como nel 1983. L’inventario è stato redatto da Cesare Sibilia e da Magda Noseda. Di esso verrà pubblicata l’intera redazione in questo sito. Per il momento ci si limita a fornire su di esso alcune informazioni di carattere generale.
Il fondo si compone di n° 19 buste, numerate dalla n° 10 alla n° 29 e conserva materiale documentario che interessa un arco di tempo che va dal sec. XI al sec. XX. Sicuramente raccoglie carte provenienti dall’archivio gioviano di Verzago (come recita una nota autografa dell’Aliati all’interno del piatto anteriore del codice n° 10 della busta n° 28) che furono cedute al donatore dalla cognata Maria Gambara, vedova di Alfredo De Szeth Giovio, ma da una ulteriore attenta analisi sembrano presenti anche alcune carte provenienti da uno scomparso fondo Panigadi Giovio.
Le carte sono giunte fino a noi prive di inventario. O meglio le carte, in origine, appartenendo all’archivio che fu di Giambattista Giovio, erano sicuramente inventariate. Il disordine deriva invece dal loro smembramento, dalla raccolta occasionale, dal recupero effettuato talvolta dall’Aliati (egli stesso testimonia “di avere salvato da sicura rovina alcuni documenti”), e non ultimo dalla spartizione “a peso” fra gli eredi, il che rende impossibile individuare una spina dorsale primitiva. A queste carte gioviane se ne affiancano altre appartenute all’Aliati medesimo o ai suoi antenati, o raccolte dal professore nel corso dei suoi studi.
A quest’ultimo gruppo sembrano poter essere ascritte le buste n° 23-26 con documenti ordinati dall’assessore alla Congregazione di Stato, Antonio Perti, riguardanti la pubblica amministrazione per il periodo precedente l’avvento dei Francesi in Lombardia; altrettanto si dica della busta n° 19 con carte di Maurizio Monti e della busta n° 29 con materiale che sembra poter essere riferito alla attività della Società Storica. Tutta questa documentazione ruota attorno ad un nucleo archivistico sicuramente appartenuto alla famiglia Giovio con documenti riguardanti Giambattista e i suoi successori ed epigoni: i figli Francesco e Paolo, le figlie Felicia Porro, Francesca Antonietta Vautré, Vincenzina Panigadi, Carolina Bianchi.
Per importanza della documentazione, in particolare, si segnala la busta n° 28, contenente alcuni manoscritti, autografi e in copia coeva, di Paolo Giovio già noti per l’articolo a loro dedicato da Dante Visconti sulla rivista Clio[1].
Da tutto quanto premesso, due osservazioni si impongono: la prima è che nella maggior parte dei casi i documenti conservati sono assai eterogenei per soggetti, argomenti e contenuti; raramente cioè si hanno delle serie, più spesso si tratta di materiale assai frammentario. Questo ha fatto sì che non si potesse sempre rispettare il criterio analitico nell’inventariazione, come si è cercato di fare laddove il materiale lo permetteva. Si è tentato piuttosto di riunire le carte intorno ad un soggetto segnalando, di volta in volta, in modo particolare i documenti che sono sembrati più importanti. La seconda osservazione verte sull’alto numero dei documenti lacerati, frammenti prodotti dal gesto di qualcuno deciso a disfarsene poco prima che il prof. Aliati intervenisse a salvarli. Tutto ciò trova una spiegazione se inserita l’azione nel processo di dispersione del patrimonio culturale e familiare rappresentato dalle storiche raccolte (quadri, arazzi, argenti, medaglie, manoscritti e carte), parallelo alla estinzione del casato. Probabilmente, per gli oggetti delle collezioni, venne meno la carica ideale da loro per secoli rappresentata, e prevalse, come criterio discriminante, quello della stima economica. È assai significativa in questo senso la dichiarazione del perito incaricato di procedere alla divisione della biblioteca tra le eredi di Francesco Giovio figlio di Giambattista (1874): perplesso sulla determinazione del valore di pergamene, rogiti, codici, manoscritti egli decise per la divisione di essi in tre pacchi che potessero essere uguali nel peso (kg. 33,7) attribuendo a ciascuna parte un valore “tra il dotto e il materiale”[2].
Si segnala infine come la vicenda della dispersione delle memorie gioviane non fosse ancora terminata a metà del secolo scorso, ma anzi, proprio a cavallo del secolo si fosse arricchita di nuovi episodi. Importanti codici furono messi all’asta dalla Casa Editrice Hoepli (1929) dopo la morte di Maria De Szeth Giovio, mentre altri codici, conservati a Como, probabilmente ancora fino al secondo dopoguerra, vennero messi all’asta da case antiquarie inglese (Christie’s, 1976) e americane (Kraus). Fu così che alcuni codici delle Historiae, molte lettere di Paolo Giovio seniore e uno splendido portolano di sua proprietà, giunsero a New York dove ora sono conservati presso la Pierpoint Morgan Library .
Di tutte queste memorie a Como resta, insieme con il rammarico degli studiosi, la testimonianza rappresentata dalla corrispondenza intercorsa tra noti studiosi che collaborarono con la Società Storica, come T. Price Zimmermann, C. H. Clough, Paul Oskar Kristeller e gli italiani Dante Visconti e Matteo Gianoncelli, conservata presso la Società.
L’antinomia tra esigenza degli studiosi e leggi del mercato antiquario trova nella vicenda delle raccolte gioviane la sua definizione esemplare. Il rifiuto a riprodurre un manoscritto delle Historiae di Paolo Giovio, giustificato dal fatto che le copie dell’originale avrebbero potuto diminuirne il valore, suggerì al noto studioso americano Price Zimmermann, autore di una splendida biografia sullo storico del Cinquecento, l’amara quanto realistica considerazione: “è una ironia spiacevole, perché senza l’interesse degli studiosi come noi, questi manoscritti non avrebbero alcun valore”[3].
L’inventariazione del fondo eseguita nel 1983, dovendo essere terminata in tempo utile per le manifestazioni gioviane, non ha permesso talvolta il riordino dei documenti secondo uno stretto ordine cronologico. Il fatto potrebbe risultare di qualche disturbo per una rapida consultazione del materiale documentario. Ci si è posti in questa sede il quesito se porre mano anche al riordino cronologico della documentazione ma, essendo nel frattempo circolato per oltre trenta anni fra gli studiosi l’inventario del 1983, ed essendo stata citata la documentazione secondo quella segnatura, si è preferito non intervenire al riordino cronologico che avrebbe di fatto scomposto l’inventario già redatto e reso più difficile il reperimento della documentazione.
Un secondo Fondo archivistico di prestigio è quello relativo alla nobile famiglia Rovelli di Como, donato alla Società Storica nel febbraio del 1998 dalla dott. Piera Roseo Volta, che ne era giunta in possesso per via ereditaria nel 1965, alla morte dello zio marchese Luigi Rovelli. L’Archivio Rovelli, costituito da oltre 30 buste, è in corso di inventariazione. Esso contiene documenti riguardanti l’attività di esponenti della famiglia Rovelli e i cospicui traffici commerciali che essa intraprendeva in Europa. Si individuano numerosi esponenti del nucleo insieme alle relazioni e parentele con altre famiglie patrizie comensi quali gli Olginati e i Giovio. Si pubblicherà l’inventario non appena ultimato.
Una serie speciale è poi costituta da libri manoscritti e rare edizioni a stampa, conservati separatamente dalla restante biblioteca e denominati “Manoscritti” (benché impropriamente, perché a questa serie appartengono anche incunaboli e cinquecentine). Anche per questa serie è in corso un controllo ed una indagine per evidenziare le provenienze. Alcuni esemplari appaiono di netta provenienza Giovio, come “La Spagna in Rima o Cantare di Fortebraccia” studiato ed edito da Elio Melli (Il «Fierabraccia» comense fra preziosità umanistiche e antico dialetto lombardo, edizione critica, Bologna, Pàtron 1996). Sono presenti in questa serie, ad esempio, anche un manoscritto di cucina del secolo XV e un libro di preghiere.
Testo a cura di Magda Noseda
[1] D. Visconti, Nota su alcuni manoscritti gioviani, in Clio, n° 1, Roma 1965, pp. 98-114.
[2] “Estratto del catalogo e stima della Biblioteca ed annessi del fu conte Francesco Giovio –Piede B- spettante alla illustrissima signora contessa Chiara de SzethGiovio”, a p. 11. Registro presso la Società Storica Comense.
[3] Carteggio Zimmermann-Visconti, lettera del 12 dicembre 1976, presso la Società Storica Comense.
